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Sono un avvenimento eccezionale, almeno da un punto di vista poetico, queste inedite e splendide traduzioni di Piero Chiara di 12 poesie di Miguel Hernández, il grande poeta spagnolo nato nel 1910 in Andalusia, amico di Pablo Neruda e Garcia Lorca, e morto nel 1942, non ancora quarantenne, nelle carceri franchiste.

L’apparato critico dell’opera è stato curato da Federico Roncoroni (curatore testamentario di tutte le Opere di Piero Chiara, recentemente scomparso) e da Francesca Boldrini (che si è occupata della produzione letteraria dello scrittore Piero Chiara, contribuendo alla stesura di testi monografici sullo scrittore).

 
Pintada, no vacía:
pintada está mi casa
del color de las grandes
pasiones y desgracias…
(M. Hernandez)
 
Dipinta, non deserta:
dipinta è la mia casa
ha il colore delle passioni
e delle grandi sventure...
(P. Chiara)
 

Come la splendida prefazione di Roncoroni mette in luce, si tratta di una grande e inedita opera letteraria, cui, su consiglio di Leonardo Sciascia, lo scrittore luinese aveva lavorato sin dai primi anni ’60, a quasi vent’anni dalla morte del grande e sfortunato poeta di Orihuela.

Nella preziosa e ben argomentata nota critica di Francesca Boldrini vengono narrate anche le vicende editoriali per cui questo libercolo rimase sconosciuto al pubblico fino ai giorni nostri.

«A Chiara - scrive Roncoroni - non interessa la casacca politica bensì l’uomo che risulta dai suoi versi, un uomo malinconico, innamorato della sua terra e della sua famiglia, attento, fino ai minimi particolari, al paesaggio in cui vive, e pronto ad accendersi in immagini voluttuose, per non dire erotiche, un uomo che “per troppo amore” – amore per la moglie, per il figlio, per il suo paese e per la libertà – “soffoca” e “non può soffocare, come scrive lui stesso in due versi, che lo stesso Chiara si appuntò su un foglietto con la sigla, fino a oggi misteriosa, “M.H.” ».

Piero Chiara, nella presentazione del suo, lavoro annota:

«La rigorosa lezione di Jorge Guillén e quella larghissima ma profondamente ispirata di García Lorca, lo sorprenderanno più tardi quando, uscito dalle tutele letterarie e posto davanti al tragico quotidiano della sua esistenza, avrà già fatto quella scelta del cuore che implica, pur nella sua umana generosità, una rinuncia alla ricerca stilistica ed alla caratterizzazione formale». E poi aggiunge: «La poesia non è una questione di consonanti: è questione di cuore».

La poesia è questione di cuore è un appuntamento imperdibile, dunque, per avvicinarsi al cuore del grande poeta spagnolo e del grande scrittore che ce lo ha consegnato.

 


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